Ansia e trattamento olistico

L’ansia nelle sue varie forme e presentazioni cliniche spesso rappresenta un universo contro il quale anche medici e terapeuti esperti finiscono con l’arrendersi.
 Da dove deriva l’ansia? Si nasce così, ci si diventa o entrambe le ipotesi coesistono? Come si fa a quantificare oggettivamente il grado di ansia che una persona prova in un determinato momento?
 La medicina ufficiale dispone di sistemi di misurazione, diagnosi e terapia.
 Ma siamo sicuri che l’approccio sia efficace, specialmente se andassimo a chiedere ad un soggetto in cura per disturbi d’ansia “come ti senti?”.
 Può una terapia (qualunque essa sia) non tenere conto della percezione e delle sensazioni che la stessa provoca ad una persona alla quale viene somministrata?
 Non è questa la sede per addentrarci in discussioni approfondite né tanto meno si vogliono in poche righe contestare “linee guida” internazionali che in moltissimi punti a mio avviso forniscono delle soluzioni efficaci.
 Il fine è quello di fare una riflessione basata sull’esperienza diretta scaturita dall’ascolto, prima che dalla cura di persone che soffrono di disturbi d’ansia.
 E la prima considerazione che mi viene in mente è che l’ansia è difficilmente quantificabile dall’esterno.
 I vecchi maestri di semeiotica medica dicevano che solo un tipo di dolore è di lieve entità e facilmente sopportabile: quello degli altri. Altra considerazione: spesso il soggetto ansioso prende psicofarmaci che gli tolgono l’ansia, ma ansioso di base resta.
 Spesso i farmaci insieme all’ansia appiattiscono anche tutta quella serie di reazioni emotive, di pulsioni e di sensazioni che costituiscono l’emozionalità del soggetto e che spesso vengono confuse con il termine ansia.
 È veramente brutto e patologico che un adolescente al primo appuntamento con la ragazza dei suoi sogni abbia il cuore in gola? 
O che un artista abbia il crampo allo stomaco perché vede dal backstage il teatro pieno di pubblico?
 Forse l’approccio corretto dovrebbe essere volto alla correzione del dato spiacevole ed invalidante dal punto di vista individuale e sociale senza però anestetizzare l’emozionalità con cui una persona è nata, che la persona ha completato nella sua costruzione di vita quotidiana e con la quale quindi convive.
 L’omeopatia si propone di raggiungere questo equilibrio in associazione spesso ad altri interventi, come ad esempio la psicologia e l’agopuntura.
Per la medicina omeopatica si può nascere predisposti all’ansia (diatesi o miasmi) e le influenze sociali, alimentari ed ambientali determinano più o meno lo sviluppo della stessa.
 Un omeopata esperto deve visitare in maniera approfondita il paziente e deve indagare innanzitutto sulle abitudini alimentari, sociali ed ambientali del soggetto. È importante interrogare il paziente sul tipo di ansia da cui è affetto, comprendendo e codificando in maniera specifica le modalità con la quale essa si palesa (tremori? palpitazioni? dolori allo stomaco? ansia anticipatoria? agorafobia?). La prescrizione deve essere personalizzata sia per quanto riguarda il tipo di “rimedio” utilizzato sia la sua “diluizione”. I rimedi omeopatici, infatti, cambiano totalmente la loro caratteristica con il mutare della loro diluizione. Un altro dato molto importante per una corretta prescrizione è valutare l’associazione di un rimedio omeopatico con altre terapie. Spesso l’intervento olistico viene vanificato da prescrizioni di operatori poco esperti che trattano l’omeopatia come “prodotti da banco”, alla stregua della camomilla. Sui social è sempre più diffusa l’abitudine di divulgare “cure” fai da te con sostanze naturali in quanto sarebbero prive di effetti collaterali.
Per questo motivo non concluderò questa riflessione con un elenco di nomi di sostanze che possono essere utili per il trattamento dell’ansia. Non trovo deontologico e professionale dire che Ignatia Amara spesso tratta forme d’ansia accompagnate da insonnia e sintomi paradossali in quanto sintomi come “insonnia” in soggetti ansiosi possono trarre giovamento da una moltitudine di sostanze senza però per questo motivo aver curato la patologia di fondo che è l’ansia.
È opportuno in conclusione consultare un medico esperto in materia per la definizione di una terapia appropriata.
La mia personale esperienza consta di eccellenti risultati ottenuti in pazienti affetti da disturbi d’ansia generalizzata e da attacchi di panico con agorafobia altamente invalidanti. Generalmente, ho potuto constatare oggettivi miglioramenti già dopo le prime tre sedute di agopuntura e dieci giorni di terapia omeopatica “di terreno”.

Per maggiori informazioni, non esitate a contattarmi.

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